#helpingpeopletosee

Era il 24 luglio del 2017 quando mi parlarono di questa missionaria che avrebbe presentato il suo progetto umanitario a Montecalvo Irpino, io scettico per natura decisi di andare comunque, sentii il desiderio di conoscere e capire di cosa si trattasse. Fu così che conobbi Sefora

Dal primo momento, attraverso le sue parole e le sue immagini, fui toccato. Parlavano di vita, parlavano di speranza ed erano piene di verità. Fu così che decisi di mettere a disposizione le mie risorse ed andare a toccare con mano quella povertà e quella sofferenza di cui sentivo spesso parlare. 

Ciò che fino a quel momento avevo visto solo in TV o su articoli di giornale, oggi era davanti a me

Iniziammo una collaborazione con HPS Charity e nel luglio del 2018 partii per il mio primo viaggio missionario. Giunto in Tanzania passai i primi giorni in preda allo stupore, mi sentivo un bambino meravigliato che con aria incredula si guardava intorno affascinato ma allo stesso tempo avvilito, non mi spiegavo come, al giorno d’oggi potessero esserci condizioni di vita così precarie. Non esistevano strade asfaltate, condizioni igieniche disastrose, in alcuni villaggi i bambini non avevano nemmeno i vestiti da mettere addosso, non avevano la possibilità di avere un’istruzione e la mattina bisognava svegliarsi all’alba per raggiungere il pozzo più vicino per prendere l’acqua. Ciò che fino a quel momento avevo visto solo in TV o su articoli di giornale, oggi era davanti a me, era tangibile e colpiva l’anima, faceva male il senso di impotenza dinanzi a tanta povertà. La sera, dopo ore di viaggio per raggiungere i villaggi più remoti, tornavo alla base sfinito, erano troppe le cose che assorbivi durante la giornata, un contrasto potente tra fascino e tristezza. Gli occhi grandi e belli di quei bambini che ti guardavano con aria di stupore e increduli nel vedere la pelle bianca come a volerti dire “Ma da dove vieni? Che storie hai da raccontarmi?”. 

Realizzai dopo qualche giorno quanto fosse straordinario ciò che stavo vivendo

Tra loro c’era chi non aveva mai visto un uomo bianco e i più coraggiosi si avvicinavano per tirarti dei pizzicotti sul braccio e accertarsi che fosse vera. Poi gli altri, motivati dai più coraggiosi si avvicinavano e all’improvviso ti ritrovavi travolto da decine di bambini che con sorrisi infiniti ti saltavano addosso cercando di attirare la tua attenzione alla ricerca di una carezza e di attenzioni. Quegli occhi, quegli sguardi restavano impressi dentro come delle fotografie, la sera quando ti ritrovavi solo con te stesso a meditare sul tuo letto con lo sguardo che si perdeva nelle trame della zanzariera, la tua mente non poteva fare a meno di riproporti quegli scenari e quelle sensazioni che talmente forti restavano scritte dentro.  Realizzai dopo qualche giorno quanto fosse straordinario ciò che stavo vivendo e quanto fosse importante per quella gente ricevere un aiuto, un sostegno che gli permettesse di migliorare la loro qualità di vita. Eravamo andati per costruire una scuola, ore e ore di viaggio in jeep sulle strade sterrate alla ricerca del villaggio giusto, alla ricerca di quella voce interiore che ti dicesse “E’ qui che dovete lavorare”. Si parlava tanto con i ragazzi della missione, ci si confrontava sulle sensazioni e consapevolezze che man mano prendevano forma dentro di noi, era tangibile che ognuno stesse maturando ed ogni giorno tutto diventava sempre più chiaro. Straordinario ere il modo di vivere e la cultura di questo popolo, nonostante avessero poco condividevano tutto, era il senso di comunità la forza di questa gente, caratterizzati sempre da un sorriso a denti bianchissimi che dava più speranza a noi di quanto noi ne stessimo dando a loro.

Lo scetticismo che avevo svanì lasciando posto a quelle immagini che resteranno sempre impresse nella mia anima, immagini fatte di vita vera, composte da sguardi che ti penetrano dentro e ti fanno capire che tu, nel tuo piccolo, rappresenti una speranza per coloro che non hanno niente ed un piccolo gesto può dare tanto. Ma, la cosa più paradossale e che tornando a casa capisci che hai ricevuto molto di più di ciò che hai dato. Un ringraziamento va a quel popolo meraviglio e ad HPS, grazie per la ricchezza che mi avete donato.

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