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La scuola che (non) c’è

Munguzi

700 mattoni per costruire insieme “la scuola che (non) c’è” in Tanzania. 500 bambini in questo momento ne stanno sognando una ad occhi aperti! Acquista anche tu un mattone rosso!

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Munguzi è statisticamente uno dei villaggi più poveri del continente africano. Un villaggio in cui la sopravvivenza è realmente una lotta quotidiana. Da secoli più di 800 persone vivono in misere baracche di legno e mattoni rossi di fango essiccato al sole. Una vita, quattro privazioni come istruzione, cibo, salute, acqua. Diritti che nei Paesi occidentali sono dati per scontati.

Primus Musci è il leader del villaggio rosso, poche settimana ci ha accolto nella sua capanna di fango e canne. Primus ci ha raccontato di quanto sia necessaria un’educazione nel suo villaggio. Alla mia solita domanda “Se tu oggi potessi chiedere una sola cosa a Dio, cosa chiederesti?” lui ribatte cosi: “Sefora, non abbiamo acqua, non abbiamo cibo, non abbiamo cure mediche ma cosa ancora peggiore non abbiamo nessun tipo di istruzione. Nessun buono aiuto durerebbe a lungo senza prima aver educato i nostri figli. Se quindi potessi chiedere qualcosa a Dio, certamente chiederei una scuola per i nostri bambini, anche solo due classi per cominciare. Questo a lungo raggio ci permetterà di immaginare un futuro migliore, non solo per noi ma soprattutto per la nostra prole.” a questa risposta impallidì rapidamente. A dire il vero, in cuor mio, speravo la sua risposta fosse la richiesta di un progetto simile allo scorso (acqua e vita per Mtakuja) in fondo ormai ne conoscevo la procedura e avrei potuto lavorare più spedita, e invece la saggezza di quest’uomo mi paralizza profondamente. Dopo un lungo silenzio gli chiesi: “Primus, anche se riuscissimo a costruire le prime due classi, dove troveremo gli insegnanti?” Chi manderemo?” La sua risposta fu la seguente: Vedi, quando qualcuno investe su noi e ci punta qualcosa sopra, allora il governo prende in considerazione di aiutare il villaggio in questione, inviando insegnanti autoctoni qualificati. Aiutare le baraccopoli significa aiutare il governo a ricominciare a prendersi cura di noi. La situazione nei paesi del mondo è così devastante che il governo preferisce mandare aiuti umanitari a quelle periferie esistenziali che hanno ancora una speranza di recupero, noi non siamo fra quelli, per noi pare non esserci più speranza.

 

Matti o mattoni? #lascuolachenonce | HPS Charity

Non si può avere successo senza il rischio di fallire; non si può avere voce senza il rischio di essere criticati; non si può amare senza il rischio della perdita.-La scuola che (non) c’è; 700 mattoni; un faro di speranza per più di 500 bambini in Tanzania! Dio sia con noi in questa nuova sfida! Acquista un mattone rosso: http://www.hpscharity.com/cause/adotta-una-scuola-che-non-ce

Pubblicato da Sefora Motta su Venerdì 6 aprile 2018

Da qui nasce l’automatico desiderio di iniziare a lavorare di conseguenza. Una scuola, una scuola che non c’è e che deve esserci!

Vogliamo essere quel “Si” anche quando il resto del mondo dice “No”. Vogliamo ridare speranza e considerazione ad un villaggio bistrattato e passato ormai per disperso anche dal suo stesso governo.

Ci sono pozzi che sgorgano acqua dalla terra e ci sono pozzi che possono essere fatti sgorgare da tutto il potenziale umano.  Adottare una “scuola che non c’è” è costruire ciò che serve perché un “pozzo” che disseti e nutra sempre più cuori, menti, anime, possa essere realizzato.

 

Guarda il video:Una scuola che non c’è”

Una scuola che non c'è | HPS Charity

Alla mia solita domanda “Se tu oggi potessi chiedere una sola cosa a Dio, cosa chiederesti?” lui ribatte cosi: “Sefora, non abbiamo acqua, non abbiamo cibo, non abbiamo cure mediche ma cosa ancora peggiore non abbiamo nessun tipo di istruzione. Nessun buono aiuto durerebbe a lungo senza prima aver educato i nostri figli. Se quindi potessi chiedere qualcosa a Dio, certamente chiederei una scuola per i nostri bambini, anche solo due classi per cominciare. Questo a lungo raggio ci permetterà di immaginare un futuro migliore, non solo per noi ma soprattutto per la nostra prole.” a questa risposta impallidii rapidamente. A dire il vero, in cuor mio, speravo la sua risposta fosse la richiesta di un progetto simile allo scorso (acqua e vita per Mtakuja) in fondo ormai ne conoscevo la procedura e avrei potuto lavorare più spedita, e invece la saggezza di quest’uomo mi paralizza profondamente. Dopo un lungo silenzio gli chiesi: “Primus, anche se riuscissimo a costruire le prime due classi, dove troveremo gli insegnanti?” Chi manderemo?” La sua risposta fu la seguente: “Vedi, quando qualcuno investe su noi e ci punta qualcosa sopra, allora il governo prende in considerazione di aiutare il villaggio in questione, inviando insegnanti autoctoni qualificati. Aiutare le baraccopoli significa aiutare il governo a ricominciare a prendersi cura di noi. La situazione nei paesi del mondo è così devastante che il governo preferisce mandare aiuti umanitari a quelle periferie esistenziali che hanno ancora una speranza di recupero, noi non siamo fra quelli, per noi pare non esserci più speranza.”Da qui nasce l’automatico desiderio di iniziare a lavorare di conseguenza. Una scuola, una scuola che non c’è e che deve esserci! Vogliamo essere quel “Si” anche quando il resto del mondo dice “No”. Vogliamo ridare speranza e considerazione ad un villaggio bistrattato e passato ormai per disperso anche dal suo stesso governo.Ci sono pozzi che sgorgano acqua dalla terra e ci sono pozzi che possono essere fatti sgorgare da tutto il potenziale umano. Adottare una “scuola che non c’è” è costruire ciò che serve perché un “pozzo” che disseti e nutra sempre più cuori, menti, anime, possa essere realizzato.La nostra seconda sfida ha inizio da qui.Che Dio ci aiuti ad essere sempre più credibili, efficaci e trasparenti. Se il cuore ve lo suggerisce, condividete e restateci vicini!____• Web site: www.hpscharity.com• WhatsApp: +39 3913187507• Fb page: HPS CharityPer donazioni: http://www.hpscharity.com/cause/adotta-una-scuola-che-non-ce/

Pubblicato da Sefora Motta su Lunedì 5 febbraio 2018

 

Qual è la nuova sfida

 

Costruzione di una scuola elementare composta da:

  • 2 Classi 4/5 e  6/8 anni.
  • Una mensa
  • Una toilette

 

Perché “adottare una scuola che non c’è”

 

  • Perché realizzare un contesto in cui il sapere di insegnanti sul territorio possa essere trasmesso è utilizzare e potenziare un tesoro prezioso attraverso la condivisione .
  • Perché nutrire e sfamare un bambino è salvare la sua vita, ma dargli educazione e formazione è aprire porte al futuro, non solo il suo, ma quello di interi villaggi: alfabetizzazione, leggere, scrivere, imparare, sono chiavi di liberazione da uno status di immobilità.

Aiutare, aiutare ad aiutarsi e aiutare ad aiutare sono i mezzi di realizzazione. Punta sul crescere come comunità fatta di individui in relazione, in una rete di sostegno che cambia la posizione di ogni soggetto aiutato, non più mero ricevente di un atto donante, ma attore partecipante della crescita sia personale che della sua realtà circostante: l’insegnante che ritroverà il dono di poter insegnare; il bambino che porrà le basi per un futuro dalle nuove potenzialità.

Traduzione del sapere in nuove realizzazioni concrete e trasmissione ad altri dello stesso sapere saranno poi i frutti forieri di una nuova qualità di vita.  Accendere una fiamma interiore e intellettuale è, potenzialmente, accenderne altre, in un contagio virtuoso esponenziale che porta sviluppo nel villaggio di Munguzi.

 

Nella nostra realtà europea perché è fondamentale andare a scuola?

 

Perché abbiamo imparato che erudire un individuo è offrirgli possibilità: possibilità di esprimere il suo potenziale, possibilità di aprire i suoi orizzonti mentali, possibilità di accendere i suoi sogni, possibilità di creare le basi per la costruzione del suo futuro, possibilità di contribuire in qualche modo alla società all’interno della quale si muove.

Spesso finiamo per darlo per scontato, tanto da perdere la bellezza del suo significato più profondo: offrire ali per volare.

“Adottare una scuola che non c’è” fa bene alla scuola che ci sarà e ai bambini che potranno frequentarla, ma fa del bene a ognuno di noi: a noi tutti adulti che attraverso lo studio abbiamo potuto costruire una vita e possiamo aiutare altri a fare altrettanto; all’insegnante che ricorda la bellezza e l’importanza della sua missione, in un rinnovato amore per essa; allo scolaro, che a volte svogliatamente ripete la sua routine scolastica e che, proprio attraverso l’aiuto dell’altro e della partecipazione interiore al suo vivere, scopre il dono e la grande occasione, mai scontato per altri, che gli è offerta ogni giorno di costruire se stesso. Tutti accomunati dallo stesso fulcro: abbiamo doni in noi e possiamo offrire doni ad altri.

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Comment (1)

  1. Luigi D'Agostino

    Forza, forza, forza…

    Reply 4 January 2018 at 9:41

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